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La risurrezione di Gesù: il big-bang
del cristianesimo
(La speranza dell’eternità)
1a Parte
La fisica quantistica ci spiega che un
fenomeno nell’infinitamente piccolo non può essere osservato senza
coinvolgimento dell’osservatore. Infatti in base al “principio di
indeterminazione” di Heinseberg per una particella sub-atomica non
si possono determinare contemporaneamente la velocità e la sua
posizione, perché l’una influenza l’altra. Quindi un osservatore di
questa particella può solo stabilire, per approssimazione, entro
quali limiti può trovarsi quella particella dotata di una certa
velocità. Più aumenta la velocità più aumenta l’energia di
confinamento di quella particella. Ovviamente il limite di velocità
non superabile nel mondo materiale è quello della luce. Cosa accade
se questo limite venisse superato? Non ci sono esperienze concrete
del superamento del limite della velocità della luce. Lo stesso
Einstein non da spiegazione, ne formula ipotesi a riguardo. Però una
cosa ci dice: avvicinandoci sempre più alla velocità della luce la
funzione tempo si dilata (enunciazione della
relatività ristretta).
E lo dimostra con il “paradosso dei gemelli”, di cui uno
viaggia nello spazio con una
velocità molto vicina a quella della luce e l’altro, invece, fermo
sulla terra; ritornando il primo sulla terra trova il suo fratello
più vecchio di lui. Come mai? La spiegazione di questo fatto si
trova in una formula matematica la cui funzione tempo è
proporzionale alla radice quadrata di un rapporto al quadrato di
velocità, cioè T = To√1-(v/c)2 . Perciò nell’esempio dei
gemelli se il primo viaggiando nello spazio ad una velocità v =
0,99c (cioè al 99% della velocità della luce),
impiega 32,3 anni per raggiungere una stella distante appunto
32 anni luce, e altrettanti anni per ritornare sulla terra, il tempo
totale impiegato per il viaggio dovrebbe essere di 64,6 anni circa
(senza considerare i tempi di accelerazione – decelerazione per
l’andata e il ritorno). In realtà il tempo effettivo è dato, secondo
la formula suddetta, da 0,141*64,6 = 9,11 anni circa. Se ammettiamo
che i gemelli all’inizio del viaggio avessero entrambi 20 anni, il
primo, l’astronauta, al momento del ritorno sulla terra ne avrebbe
29,11 anni circa, il suo gemello sarebbe ultraottuagenario, perché
avrebbe più di 84 anni.
La velocità della luce è un limite invalicabile
nella esperienza umana e nell’universo creato. Ci si può avvicinare
in modo indefinito a questo limite, ma non sarà mai possibile
superarlo. Però una cosa ci svela: avvicinandoci sempre di più ad
essa, ci si avvicina all’eternità.
E’ il limite, per il credente, che il Creatore ha voluto
porre tra la nostra temporalità e la sua eternità. Se ci si pensa
bene, questo limite è bene rappresentato nel libro della Genesi
quando Dio “scacciò
l’uomo e pose ad oriente del giardino dell’Eden i cherubini e la
fiamma della spada sfolgorante,
per custodire l’albero della vita” (Gn. 3, 24). Soltanto con
la morte possiamo varcare quel limite, non prima. Insomma, Dio
togliendo all’uomo il dono dell’immortalità, gli aveva, per la sua
grande e infinita misericordia, risparmiato una sofferenza ancora
maggiore: la disperazione eterna. E nella sua infinita prescienza
già ne preparava la salvezza e il sigillo di una nuova ed eterna
alleanza che non sarebbe mai più venuta meno, perché scritta con il
sangue del suo Figlio Unigenito, Gesù Cristo. Però anche Gesù il
Cristo (cioè l’unto di Dio) doveva fare esperienza della morte,
appena avesse accettato di diventare “simile agli uomini, tranne che
nel peccato”. Tuttavia il Padre non avrebbe permesso che il “corpo
del suo Santo vedesse la corruzione”, ma con la potenza del suo
Spirito lo avrebbe fatto risorgere dalla morte. La risurrezione di
Gesù non è uguale alla risurrezione di Lazzaro. Infatti costui è
morto di nuovo ed è in attesa della risurrezione finale, come tutti
gli uomini mortali. Allora a quale tipo di risurrezione è stato
sottoposto Gesù? Bella domanda!
Alla prossima puntata.
La risurrezione di Gesù: il
big-bang del cristianesimo
(La speranza dell’eternità)

2a Parte
Affrontare e parlare della risurrezione di Gesù
non è impresa facile. Bisogna umilmente mettersi ai pedi della sua
Croce e contemplare questo grande mistero. Lo Spirito Santo allora
ci ispirerà, suggerendo i giusti pensieri e le parole adatte alla
nostra mente e al nostro cuore. Il punto di riferimento deve essere
il Padre celeste che, come il sole, è sorgente di vita e d’amore.
Infatti come il sole è sorgente di luce e di calore e favorisce lo
sbocciare fisicamente e materialmente la vita sulla terra, così il
Padre celeste, sorgente di luce e di amore, dona la vita spirituale
a tutti coloro che lo accolgono con lo stesso amore e riconoscano
suo Figlio, Gesù Cristo, come suo unico mediatore.
In principio era il Verbo
Nel Prologo del Vangelo di S. Giovanni leggiamo:
”In principio era il
Verbo, il Verbo era presso Dio. Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui niente è stato
fatto di tutto ciò che esiste. In Lui era la vita e la vita era la
luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non
l’hanno accolta” (Gv. 1, 1 – 5). La vita era “la luce degli
uomini…ma le tenebre non l’hanno accolta”. Queste parole ci
sconcertano: Gesù, il Verbo, era la “luce degli uomini”, si è fatto
come noi - cioè uomo come noi - e ciononostante rimane “luce degli
uomini”. E l’uomo “tenebra” rimane tenebra e non accoglie la luce
della vita, perché in lui non c’è “vita luminosa”, ossia non ha la
capacità di riconoscere la “vera luce” che travalica la luce fisica
che cade sotto la sua osservazione ogni giorno. Però, Gesù non è
solo questa luce fisica perché Lui l’ha creata, l’ha messa come
limite invalicabile tra Lui (vera Luce) e tutta la creazione
universale, uomo compreso. Le tenebre sono assenza di luce e possono
essere solo illuminate, cioè colpite o immerse nella luce vera, solo
allora scompaiano e cedono il passo alla luce. Ecco il compito
dell’uomo: superare le proprie tenebre e cedere il passo alla luce,
ossia immergersi nella luce. Un esempio potrà spiegare meglio questo
concetto. Un vetro opaco (sporco) di una finestra non potrà mai far
passare la luce del sole, ma se togliamo la sua opacità ecco che
allora la luce del sole potrà attraversare senza difficoltà il
vetro, illuminando l’ambiente. L’uomo e, quindi, la sua anima (cioè
l’insieme di consapevolezza, intelligenza, ragione, psiche, conscio
e inconscio) quando risultano opachi, non trasparenti, alla luce di
Dio (cioè alla grazia) non possono essere attraversati e riflettere
questa luce. Ma quando l’uomo è trasparente, allora la luce di Dio
può attraversare il suo corpo e la sua anima. Infatti S. Giovanni
nel suo prologo ci dice:
“A quanti però lo hanno accolto (il Figlio di Dio: “la luce
della vita”) ha dato
potere di diventare figli di Dio” (Gv. 1, 12), ossia
diventare “luminosi” come Gesù. Insomma, l’uomo è tenebra, Gesù è il
“Sole” di vita che desidera illuminare tutti gli uomini che lo
riconoscono come tale, cioè “luce di vita”. Questa espressione di
“Sole” la ritroviamo nella “trasfigurazione” citata dai tre Vangeli
sinottici (Matteo nel cap. 17, Marco nel cap. 9 e Luca nel cap. 9).
L’episodio viene così descritto dai tre evangelisti: in Matteo
”…Il suo volto brillò come il
sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt. 17,
2); in Marco “…Si
trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti,
bianchissime…” (Mc. 9, 2); in Luca
“…E mentre pregava, il suo
volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante”
(Lc. 9, 29). “Il suo volto brillò come il sole” ci racconta Matteo,
riportando, probabilmente, la testimonianza oculare di uno dei tre
discepoli (Pietro, Giacomo e Giovanni) presenti
a quel meraviglioso evento. “Si trasfigurò davanti a loro”
ci dice Marco e “Il suo volto cambiò d’aspetto” afferma Luca.
Allocuzioni che confermerebbero una importantissima ipotesi: Gesù
aveva il potere di “esplodere” luce in modo controllato, ossia di
emettere “luce propria” attraverso una forma particolarissima e
controllata di “fusione nucleare” come avviene sul Sole.
Ricordiamoci che Gesù era vero Dio, perciò le sue manifestazioni
e i suoi miracoli oltre ad essere sovrannaturali devono
svolgersi nel tempo e nello spazio, cioè in un ambiente fisico dove
ad ogni causa deve associarsi un effetto, come dire che ad ogni
azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Quindi, Gesù non
solo deve poter sospendere momentaneamente le leggi naturali, ma
deve poter controllare quelle sovrannaturali. Affermazioni che a
prima vista potrebbero sembrare banali essendo Gesù, come abbiamo
affermato prima, vero Dio. Però questo Dio aveva i limiti di un
corpo umano, ossia Egli era anche vero Uomo. Allora come uomo era
sottoposto alle leggi della gravità e della relatività (generale e
ristretta) che come Dio aveva lui stesso create, e tutto ciò che Lui
volesse compiere doveva sottostare al limite di queste leggi e al
limite della velocità della luce, limite posto da Lui alla Creazione
materiale per la necessaria sussistenza. E qui che sta la grandezza,
l’onnipotenza ma anche la misericordia di Gesù Cristo, il Messia
atteso dall’Umanità. Infatti S. Paolo nella lettera ai Filippesi
afferma: “ Cristo Gesù,
per essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua
uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione
di servo e divenendo simile agli uomini” (Fil. 2, 6 e ss).
Insomma, Gesù è il Signore dell’Universo, il Padrone del
tempo e dello spazio ed ha “ricapitolato” in se tutta
la Creazione (“tutte le cose”, dice S. Paolo).
Egli, Figlio di Dio, si è fatto Uomo perché l’uomo diventasse
figlio di Dio. E di se afferma esplicitamente:
“Io sono la luce del mondo;
chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della
vita” (Gv. 8, 12). Più chiaro di così….
Al sepolcro vuoto: Giovanni “vide e credette…”

Dal Vangelo di Giovanni leggiamo:
“Nel giorno dopo il sabato,
Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino , quand’era
ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello
che Gesù amava e disse loro: Hanno portato via il Signore dal
sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono
al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo
corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto
anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le
bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, ma
non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora
entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro,
e vide e credette” (Gv. 20, 1-8). In questo passo
dell’Evangelista Giovanni è descritta, sia pure in forma non
esplicita, tutta l’avventura della “Nuova Novella”, ossia il lieto
annunzio: Gesù è risorto! Alleluia!
Con la risurrezione di Gesù, testè descritta,
nasce il Cristianesimo. Il big-bang dell’amore misericordioso di
Dio. Tuttavia nella descrizione della risurrezione ci sono elementi
che richiedono una nostra profonda riflessione: 1) Maria di Magdala
vide che la pietra era stata ribaltata…2) Pietro vide le bende per
terra, e il sudario…, piegato in un luogo a parte…3) L’atro
discepolo…vide e credette. Cosa era successo tra la notte del sabato
e il mattino del giorno seguente? Leggiamo nel Vangelo di Marco:
“Passato il sabato, all’alba
del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria
andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran
terremoto: un angelo del
Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a
sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il
suo vestito bianco come la neve.
Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.
Ma l’angelo disse alle donne: Non abbiate paura, voi! So che
cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto;
venite a vedere il luogo dove era deposto”
(Mt. 28, 1- 6). Il seguito del capitolo contiene un aneddoto
stupefacente, e riguarda il nostro comportamento di
uomini fragili e impauriti di fronte ad un “fenomeno
irrazionale” che sfugge alla normale comprensione, perché difficile
circoscriverlo nelle nostre conoscenze razionali. Ancora oggi
l’evento della risurrezione di Gesù fa discutere e rimane comunque,
nella migliore delle ipotesi, relegato nelle più inverosimili e
appassionate fantasie dei credenti. Insomma una favola per bambini,
per tanti uomini di scienza credenti e non credenti.
Dunque, Matteo proseguendo dice:
“Ed ecco Gesù venne loro
incontro dicendo: Salute a voi.
Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora
Gesù disse loro: Non temete; andate ad annunziare ai miei
fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno.
Mentre esse erano per via , alcuni della guardia giunsero in città e
annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si
riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una
buona somma di denaro ai soldati
dicendo: Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e
l’hanno rubato, mentre noi dormivamo.
E se mai la cosa verrà
all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da
ogni noia” (Mt. 28, 9 – 14). Davvero stupefacente! L’uomo
perfido e impaurito è sempre uguale, in ogni tempo. Erode fa di
peggio, quando gli
annunziano che nella sua terra sarebbe nato un Re…
S. Agostino a proposito delle guardie di cui sopra
rivolgendosi a loro dice: Se dormivate come potevate vedere i
discepoli che portavano via il corpo di Gesù; se non dormivate
perché avevate permesso ai discepoli di Gesù di portare via il suo
corpo dal sepolcro? E l’evangelista Matteo conclude:
“Così questa diceria si è
divulgata fra i Giudei fino ad oggi” (Mt. 28, 15). E noi
aggiungiamo che le dicerie (meglio chiamarle mistificazioni) su Gesù
ancora continuano ai
tempi nostri, in altre forme e con altri termini (vedasi le teorie
agnostiche e della
gnosi).
Però torniamo al nostro argomento. Dicevamo sopra
che nella descrizione della risurrezione di Matteo ci sono tre
elementi di riflessione: Maria di Magdala vede la pietra del
sepolcro rotolata, Pietro vede le bende per terra e il sudario
piegato a parte e il discepolo Giovanni vide e credette. Pertanto,
all’interno del sepolcro deve essere successo qualcosa di misterioso
e di straordinaria potenza. Ricordiamoci che la divinità di Gesù non
si era mai allontanata dal suo corpo fisico, nemmeno quando era
appeso sulla Croce come un comune “malfattore”. Questa divinità era
in perfetta comunione con il Padre e lo Spirito Santo, anzi Gesù
aveva obbedito alla volontà del Padre fino alla fine e ora nel
sepolcro la Santissima
Trinità (il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo)
compie il suo capolavoro: risuscitare l’Uomo Gesù e
comunicare al Mondo intero la vera Speranza che non muore più e
restituire all’uomo la sua dignità di figlio di Dio. La Morte è sconfitta per sempre;
è ristabilita definitivamente la Vita Eterna perduta con il peccato originale. Gesù
è colui che toglie, annienta, distrugge il Peccato del mondo e
ridona il Paradiso all’Umanità decaduta. Satana trema perché
sconfitto, e la sua ultima ora suona drammaticamente. La carne di
Cristo crocifisso è stato il frutto avvelenato per il Principe delle
tenebre. Il suo grido di vittoria gli si è strozzato in gola ed ora
è più disperato che mai. Tutto questo significa la risurrezione di
Cristo Gesù.
Esplosione controllata della luce – La Sacra Sindone

Nel sepolcro, però, è avvenuto qualcosa di
sconvolgente per la mente umana razionale. Infatti, molti sono gli
interrogativi che si affacciano alla mente di un qualsiasi sincero
studioso, desideroso solo di capire un avvenimento che ha cambiato
la vita di tanti uomini e donne, semplici testimoni di una
misteriosa avventura di fede e di speranza. Un assaggio di quello
che doveva avvenire nel sepolcro, Gesù lo aveva fatto pregustare ai
suoi discepoli con la sua trasfigurazione sul Monte Tabor . Infatti,
nel Vangelo di Luca leggiamo:
“Gesù prese con sé Pietro,
Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il
suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e
sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosé ed
Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che
avrebbe portato a compimento a Gerusalemme” (Lc. 9, 29-31).
La prima osservazione che sorge nei nostri cuori è la seguente: cosa
succede in Gesù che “ mentre pregava il suo volto cambiò d’aspetto e
la sua veste divenne candida e sfolgorante”? Se avesse emanato luce
naturale simile o uguale a quella del Sole, sarebbe dovuto diventare
invisibile, perché in Fisica ci hanno insegnato che due azioni
uguali e contrarie si annullano. Allora se non era luce solare, che
razza di luce emanava Gesù? Era certamente una “luce” i cui fotoni
dovessero viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce
solare a noi conosciuta. Non solo, ma i fotoni di questa “nuova
luce” non dovevano annientare i fotoni solari (cioè dovevano
rispettare la creazione e non distruggerla). In altre parole Gesù
doveva sospendere le leggi naturali, da Lui stesso create, e non
sostituirsi ad esse o, peggio ancora, annientarle completamente
compromettendo tutta la sua Creazione. Quindi, il Regno di Dio è
sceso sulla terra e si è immerso nell’umanità, come il lievito nella
pasta. La Gloria di Dio si rende
manifesta agli uomini. Il Paradiso avvolge i testimoni di questa
meravigliosa visione e riempie di gioia i loro cuori a tal punto che
Pietro esclama: “Maestro,
è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per Te, una per
Mosè e una per Elia.” (Lc. 9, 34). Era tanta la gioia e lo
stupore per quella visione beatifica che i testimoni non vogliono
allontanarsene, perché? Probabilmente Gesù vuole imprimere quella
scena in modo indelebile nei cuori di Pietro, Giovanni e Giacomo,
affinché quando si troveranno di fronte allo scandalo della Croce,
non solo non perdano la fiducia in Lui, ma al momento della
“verità”, ossia della sua risurrezione, più volte da Lui annunciata,
si ricordassero della “Trasfigurazione sul Monte Tabor”, ovvero del
Maestro “Luce della vita”. Su questo fondamento, poi, i testimoni
potessero annunciare la “Lieta Novella”: la Vita ha vinto la Morte dopo essersi affrontate in un poderoso
duello.
E ora veniamo ai particolari: il lenzuolo in cui
venne avvolto Gesù, il sudario e le bende. Di questi tre oggetti
Pietro “vide le bende per
terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, ma non per
terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte”, però non
si accorge che il lenzuolo in cui era stato avvolto Gesù, era
rimasto intatto, come se il corpo di Gesù lo avesse semplicemente
attraversato. Giovanni, il discepolo che Gesù amava, invece nota
bene questa profonda differenza tra i tre oggetti, infatti
“vide e credette”.
Ancora
oggi gli studiosi della famosa “Sacra Sindone di Torino” si
scervellano per capire come sia stato possibile che un Uomo morto
abbia potuto lasciare un “impronta” di se sul lenzuolo, e come sia
stato possibile uscirne da esso senza alterare minimamente la sua
posizione nel sepolcro. Ma la cosa che più sorprende e inquieta
questi studiosi è che quest’Uomo pur liberandosi dal lenzuolo senza
spostarlo minimamente dal suo posto, riesca però ad imprimere su di
esso tutti i segni della flagellazione, della crocifissione e della
morte (per la presenza di macchie di sangue post-mortem) subite il
Venerdì santo. La risposta che ci viene dalla fede e dalla ragione è
una sola: perché Gesù è, vero Dio e vero Uomo! E queste due nature
sono inscindibili in Cristo Gesù, anche nella morte, poichè Gesù è
una sola Persona. Così, nella Sacra Sindone Gesù ha voluto lasciarci
un segno visibile della sua divinità unita alla sua umanità.
Antonio Cusano
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